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.... Semplicemente .... vivere .... andando ... semplicemente vivere o vivere semplicemente ... un pezzo di pane, la voglia di camminare o meglio di "andare" con occhi curiosi ... lasciando o seguendo una traccia fatta di molliche di pane ...
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mercoledì, 21 novembre 2007

ricordo una bellissima poesia che mi avevano regalato in occasione dell'otto marzo ... si intitolava Tomorrow will be different ... parlava di donne e quotidianità ...

Dal Corriere della Sera del 20.11

Indagine choc della Società di Pediatria sulle teenager italiane, tra amore, alcol e fumo. Alla domanda «Cosa vuoi fare da grande?» al primo posto la velina, al secondo «Non so»

«Faccio la velina»
Oppure la cubista, la show girl, la ballerina. Alla più tradizionale delle domande: «Cosa vuoi fare da grande?», le bambine intervistate dalla Società dei pediatri hanno infatti messo al primo posto: voglio fare il «personaggio famoso». E fino a qui non sarebbe una scoperta sensazionale. È che però, tolta questa prospettiva, rimane il vuoto: al secondo posto delle preferenze delle bambine c'è, infatti, un disarmante: «Non lo so».

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da Repubblica del 21.11

In dodici mesi un milione di donne ha subito violenze.  Per le più giovani ancora oggi è questa la prima causa di morte
In Italia, negli ultimi dodici mesi, un milione di donne ha subito violenza, fisica o sessuale. Solo nei primi sei mesi del 2007 ne sono state uccise 62, 141 sono state oggetto di tentato omicidio, 1805 sono state abusate, 10.383 sono state vittime di pugni, botte, bruciature, ossa rotte. Leggevamo che le donne subiscono violenza nei luoghi di guerra, nei paesi dove c'è odio razziale, dove c'è povertà, ignoranza, non da noi.

Eccola la realtà: in Italia più di 6 milioni e mezzo di donne ha subito una volta nella vita una forma di violenza fisica o sessuale, ci dicono i dati Istat e del Viminale che riportano un altro dato avvilente.
Le vittime - soprattutto tra i 25 e i 40 anni - sono in numero maggiore donne laureate e diplomate, dirigenti e imprenditrici, donne che hanno pagato con un sopruso la loro emancipazione culturale, economica, la loro autonomia e libertà. Da noi la violenza è la prima causa di morte o invalidità permanente delle donne tra i 14 e i 50 anni. Più del cancro. Più degli incidenti stradali. Una piaga sociale, come le morti sul lavoro e la mafia. Ogni giorno, da Bolzano a Catania, sette donne sono prese a botte, oppure sono oggetto di ingiurie o subiscono abusi. Il 22 per cento in più rispetto all'anno scorso, secondo l'allarme lanciato lo scorso giugno dal ministro per le Pari Opportunità, Barbara Pollastrini, firmataria di un disegno di legge, il primo in Italia specificatamente su questo reato ora all'esame in commissione Giustizia.
Sì, perché il pericolo per le donne è la strada, la notte, ma lo è molto di più, la normalità. Se nel consolante immaginario collettivo la violenza è quella del bruto appostato nella strada buia, le statistiche ci rimandano a una verità molto più brutale: che la violenza sta in casa, nella coppia, nella famiglia, solida o dissestata, borghese o povera, "si confonde con gli affetti, si annida là dove il potere maschile è sempre stato considerato naturale", come spiega Lea Melandri, saggista e femminista.
L'indagine Istat del 2006, denuncia che il 62 per cento delle donne è maltrattata dal partner o da persona conosciuta, che diventa il 68,3 per cento nei casi di violenza sessuale, e il 69,7 per cento per lo stupro. "Da anni ripetiamo che è la famiglia il luogo più pericoloso per le donne. È lì che subiscono violenza di ogni tipo fino a perdere la vita", denuncia "Nondasola", la Casa delle donne di Reggio Emilia a cui si era rivolta Vjosa uccisa dal marito da cui aveva deciso di separarsi. "Da noi partner e persone conosciute sono i colpevoli nel 90 per cento delle violenze che vediamo. E purtroppo c'è un aumento", dice Marisa Guarnieri presidente della Casa delle donne maltrattate di Milano. "All'interno delle mura domestiche la violenza ha spesso le forme di autentici annientamenti - spiega Marina Pasqua, avvocato, impegnata nel centro antiviolenza di Cosenza, una media di 800 telefonate di denuncia l'anno - Si comincia isolando la donna dal contesto amicale, poi proibendo l'uso del telefono, poi si passa alle minacce e così via in una escalation che non ha fine".

In Italia, l'indagine Istat ha contato 2 milioni e 77mila casi di questi comportamenti persecutori, stalking come viene chiamato dal termine inglese, uno sfinimento quotidiano che finisce per corrodere resistenza, difesa, voglia di vivere. "Nella nostra esperienza si comincia con lo stalking e si finisce con un omicidio", accusa Marisa Guarnieri. Per questo le donne dei centri antiviolenza hanno visto positivamente l'approvazione, lo scorso 14 novembre in Commissione Giustizia, del testo base sui reati di stalking e omofobia.

Sanzionare penalmente lo stalking, significa, tanto per cominciare, riconoscerlo. "Molte donne vengono qui da noi malmenate o peggio e parlano di disavventura. Ragazze che dicono "me la sono cercata", donne sposate che si scusano: "lui è sempre stato nervoso"...", racconta Daniela Fantini, ginecologa del Soccorso Violenza Sessuale di Milano, nato undici anni fa per iniziativa di Alessandra Kusterman all'interno della clinica Mangiagalli di Milano. È in posti come questo, dove mediamente arrivano cinque casi a settimana, che diventa evidente un altro dato angoscioso: come intrappolate nel loro dolore, il 96% delle donne non denuncia la violenza subita, forse per paura. Forse perché non si denuncia chi si ha amato, forse perché non si hanno le parole per dirlo.

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Dal Corriere della Sera del 21.11

Il bilancio Limiti e contraddizioni del testo entrato in vigore nel 2004. Fecondazione, meno figli. Il calo è di 1.041: effetto della legge 40 Ma aumentano gemelli e prematuri

Li ricorderemo come gli anni dei trigemini. Bambini nati in un solo colpo, da mamme che temevano di non poterne avere nemmeno uno a causa dell'infertilità. E si sono ritrovate all'improvviso la culla piena, forse più di quanto speravano. Tra il 2004 e il 2005 i parti-tripletta sono aumentati del 2,7% in controtendenza rispetto al resto del mondo occidentale (1,1%) dove invece si sta cercando di ridurre al minimo gravidanze così rischiose per i protagonisti (mamma e bebè). Non è un caso che parallelamente i nostri nidi si siano affollati di prematuri, venuti alla luce in età gestazionale precoce, sottopeso. Il numero dei trigemini (18 in 6 parti) sarebbe stato ancora superiore se qualche donna non avesse dovuto ricorrere alla riduzione embrionaria, un aborto parziale che consiste nell'eliminazione in utero del feto troppo debole. La responsabilità del fenomeno è racchiusa nella legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita che, oltre a diminuire del 3,6 la percentuale di successo delle tecniche (sono nati circa 1.041 bambini in meno), ha evidenziato molti altri limiti. L'obbligo di impiantare e indirizzare verso la vita gli embrioni ottenuti con fertilizzazione artificiale, fino a un massimo di tre, ha moltiplicato la percentuale di gravidanze plurime, specialmente nelle giovani, sotto i 35 anni, come aveva già rimarcato il rapporto presentato a giugno dal ministro della Salute Livia Turco, bilancio a due anni dall’entrata in funzione della legge. Oltre ai 6 trigemini, ben 167 le coppie di gemelli ai quali si aggiunge un imprevisto lieto evento di quattro bambini, frutto non della violazione di un ginecologo ma di un gioco della natura che ha diviso in due una delle tre sacche gestazionali. Dietro l'analisi epidemiologica c'è dunque una realtà molto meno romantica. Una donna fecondata con la tecnica Fivet a Salerno, dopo aver ricevuto la bella notizia di essere incinta, ha saputo che due dei tre feti erano portatori di talassemia e ha deciso di abortirli con la riduzione embrionaria. «Un intervento molto pericoloso—stigmatizza Nino Guglielmino, del centro Hera a Catania, una delle cinque cliniche italiane all’avanguardia per la cura della sterilità —. Consiste in un'iniezione di cloruro di potassio nel cuore del feto. La stima è che le interruzioni parziali di gravidanza siano aumentate del 100 per cento». Hera ha dati più aggiornati. Dal 2004 al primo semestre del 2007 solo le gravidanze trigemine sono state 22 contro le 18 contate nei sette anni precedenti. Sei gli aborti totali, dei nati sono sopravvissuti solo la metà. Percentuali più o meno simili al Tecnobios di Bologna. Su 154 fecondazioni con esito positivo in donne sotto i 35 anni, il 12% non sono arrivate a compimento: «Il risultato è opposto a quello che si riprometteva la legge, tutelare la salute di nascituro e della madre. Noi medici dobbiamo utilizzare lo stesso trattamento in modo indistinto per ogni paziente e questi obblighi conducono a vere e proprie forzature della natura. Tanto più che secondo la letteratura internazionale sono più efficaci i tentativi con un unico embrione, selezionato », commenta Andrea Borini. Le ultime speranze di cambiare sono affidate alla revisione delle linee guida della legge 40, su cui sta lavorando il ministro Turco. Ma la regola dei tre impianti contemporanei non può essere cambiata da un atto amministrativo.

 

postato da: mollichedipane alle ore 11:07 | Link | commenti (1)
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martedì, 13 novembre 2007

... ci sono sorrisi che rendono questo mondo migliore ...

Canta il sogno del mondo

Ama
saluta la gente
dona
perdona
 ama ancora e saluta
(nessuno saluta
del condominio,
ma neppure per via)
Dai la mano
aiuta
comprendi
dimentica
e ricorda
solo il bene.
 E del bene degli altri
godi e fai
godere.
Godi del nulla che hai
del poco che basta
giorno dopo giorno:
e pure quel poco
se,necessario
dividi.
E vai,
 vai leggero -.
dietro il vento
e il sole
e canta.
Vai di paese in paese
e saluta
saluta tutti
il nero, l'olivastro
e perfino il bianco .
Canta il sogno del mondo:
 che tutti i paesi
si contendano
d'averti generato

David Maria Turoldo

postato da: mollichedipane alle ore 14:53 | Link | commenti
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martedì, 06 novembre 2007

"per scivere bene e farsi capire bisogna usare concetti chiari e frasi brevi, biagi e montanelli scrivono utilizzando non più di 5 mila parole, e sono i nostri migliori giornalisti perchè i loro articoli li capisce mia mamma di 80 anni che ha solo la terza elementare e il laureato di trenta" . Questo è quello che mi ha ripetuto centinaia di volte il direttore del giornale in cui scrivo, ed è una cosa che mi ripeto ogni volta che mi metto a scrivere un aritcolo .... scrivere bene e chiaro per farsi capire ... non solo esercizio di stile, ma è anche un modo di affrontare la vita, le difficoltà del quotidiano, aprendosi agli altri e al mondo  ... 

Grazie Enzo Biagi perchè hai testimoniato fino all'ultimo che si può essere una persona pulita, che testimonia con chiarezza i propri valori e le proprie idee, anche quando questo è scomodo, anche quando ci saranno delle conseguenze

Grazie per aver creduto nell'Italia, per avermi fatto ripensare anche oggi a cosa signifca essere italiana

Grazie per il "Fatto" che ha arricchito tante mie giornate, e mi ha fatto riflettere e comprendere

Grazie per "Il sole malato", per aver parlato di cose scomode, e descritto dolori ancora sconosciuti, per avermi fatto capire meglio

Grazie per aver intitolato uno dei tuoi ultimi articoli sul Corriere  LA MIA ITALIA CHE NON SI ARRENDE ...

Grazie.

La mia Italia che non si arrende

di ENZO BIAGI

Torno in tv dopo un intervallo durato cinque anni: insormontabili ragioni che chiamerò tecniche mi hanno impedito di continuare il mio programma. Sono contento, perché alla mia rispettabile età c' è ancora chi mi dà una testimonianza di fiducia e mi offre lavoro. Ma non voglio portar via il posto a nessuno: non debbo far carriera, e non ho lezioni da dare. Voglio solo concludere un discorso interrotto con i telespettatori, ripartire da dove c' eravamo lasciati e guardare avanti.

Quante cose succedono intorno a noi. Cercheremo di raccontare che cosa manca agli italiani e di che cosa ha bisogno la gente. Fra poco sarà il 25 aprile. Una data che è parte essenziale della nostra storia: è anche per questo che oggi possiamo sentirci liberi. Una certa Resistenza non è mai finita. C' è sempre da resistere a qualcosa, a certi poteri, a certe promesse, a certi servilismi. Il revisionismo a volte mi offende: in quei giorni ci sono state anche pagine poco onorevoli; e molti di noi, delle Brigate partigiane, erano raccogliticci. Ma nella Resistenza c' è il riconoscimento di una grande dignità. Cosa sarebbe stata l' Italia agli occhi del mondo? Sono un vecchio cronista, testimone di tanti fatti. Alcuni anche terribili. E il mio pensiero va ai colleghi inviati speciali che non sono ritornati dal servizio, e a quelli che speciali non erano, ma rischiavano la vita per raccontare agli altri le pagine tristi della storia.

I protagonisti per me sono ancora i fatti, quelli che hanno segnato una generazione: partiremo da uno di questi, e faremo un passo indietro per farne un altro, piccolo, avanti. Senza intenzione di commemorarci.

postato da: mollichedipane alle ore 21:57 | Link | commenti
categoria:politicamente, intimamente
domenica, 04 novembre 2007

da un blog di un amico leggo e riporto questa poesia di Clemente Rebora ...

Dall'immagine tesa

vigilo l'istante
con imminenza di attesa –
e non aspetto nessuno:
nell'ombra accesa
spio il campanello
che impercettibile spande
 un polline di suono –
e non aspetto nessuno:
fra quattro mura
stupefatte di spazio
più che un deserto
non aspetto nessuno:
ma deve venire;
verrà, se resisto,
a sbocciare non visto,
verrà d'improvviso,
quando meno l'avverto:
verrà quasi perdono
di quanto fa morire,
verrà a farmi certo
del suo e mio tesoro,
verrà come ristoro
delle mie e sue pene,
verrà, forse già viene
il suo bisbiglio

.

postato da: mollichedipane alle ore 12:09 | Link | commenti (1)
categoria:
sabato, 03 novembre 2007

c'è una data stabilita ... UNA SORPRESA BELLISSIMA ... fatta a me, fatta a lui, fatta al nostro mondo ...

un nuovo viaggio ... chissà come saremo io e lui in questa nuova dimensione ... tra paure e ipotesi mi godo questo momento di attesa e mi preparo, anche se poi per la vita non siamo mai pronti ...

UN CANCELLO ANCORA SCONOSCIUTO

 

Sofia è ferma lì, davanti a quel cancello ancora sconosciuto.

Solo poche ore fa condivideva il suo nuovo stato mentale con un amico fraterno. Sono due mesi ormai che si sente calma, sicura, a tratti serena. Questo pensiero le procura sempre un piccolo brivido sottocutaneo. Una lieve vertigine di gioia e allo stesso tempo di paura.

Sofia da tempo pensa che i momenti di serenità sono solo tregue che la sorte le offre per riacquistare energie, prima di un’altra battaglia. E và bene così, ha accettato tale equilibrio tra lei e l’universo. “Infondo - pensa - questa è vita”.

Si rannicchia di frequente tra i suoi pensieri. Lì riesce a sentirsi al sicuro, come quando si avvolge nella sua lunga sciarpa di lana bianca o come quando tiene la sua tazza preferita in mano, e il calore del tè le si spande lentamente lungo tutto il corpo.

Il suo gioco preferito è guardare indietro, ripercorrere le strade della sua vita e trovare una logica, il sottile filo rosso che unisce le persone incontrate, le esperienze fatte.  E’ un po’ come guardare il palmo della propria mano e tentare di leggervi la storia dei propri  25 anni. Trovare un perché al dolore e alla gioia la rassicura.

Ma alle volte quel sottile filo rosso si spezza o forse solo si aggroviglia, e le riesce difficile capire, vedere.

Questo è uno di quei momenti.

 

Sofia in una strada deserta, un giovedì sera, davanti a un cancello sconosciuto.

E’ un istante cruciale della sua vita? O forse non lo è affatto.

Sofia crede che in questo eterno dubbio si giochi la bellezza dell’esistenza umana.

Per lei l’insostenibile leggerezza dell’essere si esplica nel districarsi di infiniti momenti cruciali e ordinari.

 

L’aria pungente di un inverno, che proprio non vuole finire, le sta dando alla testa.

Il sapore di questa attesa è il miglior piacere del mondo. Lo sente sulla punta della lingua, aspro e zuccherino allo stesso tempo. Lo sente nelle membra del corpo, nel tepore che le invade, nel brivido che le fa rapprendere.

Si guarda attorno, vuole ricordarsi questo momento o forse vuole solo allontanare il futuro per godersi ancora un istante l’incertezza del non sapere.

Sofia alza gli occhi a una finestra illuminata. Là qualcuno l’attende, spera.

Ancora un’esitazione. Poi una piccola folata di vento la accarezza e si porta via i suoi pensieri.

Per Sofia è già ora di aprire quel cancello sconosciuto.

Forse un giorno, sorseggiando il suo tè, saprà dire se c’era una sottile logica in quello che stava vivendo, se quello era un momento cruciale della sua vita, o se era solo un infinito istante di ordinaria esistenza.  

 

.... quel cancello ora è un po' meno sconosciuto, sta per diventare la nostra casa ....

postato da: mollichedipane alle ore 12:48 | Link | commenti
categoria:intimamente