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Utente: mollichedipane
.... Semplicemente .... vivere .... andando ... semplicemente vivere o vivere semplicemente ... un pezzo di pane, la voglia di camminare o meglio di "andare" con occhi curiosi ... lasciando o seguendo una traccia fatta di molliche di pane ...
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lunedì, 07 luglio 2008

Diversi anni fa durante un convegno tra capi scout andammo a cena presso un campo rom di Forlì. Il comune aveva fornito uno spazio ad alcune famiglie ROM, messo l'acqua, la luce, costruito grandi conteiner di cemento. I ROM potevano usufruire di tutto questo a patto che non andassero a rubare e che mandassero i figli a scuola.

L'esperienza mi turbò parecchio per diversi motivi. Da un lato mi aveva sconvolto lo spazio che era stato allestito per loro. Le stanze dove abitavano erano semplicemente 4 pareti in cemento grezzo. Scatole di mattoni, dentro a cui vi erano dei giacigli, spesso improvvisati. Mi chiedevo se era giusto, nel momento in cui un comune si prendeva l'impegno di fornire una casa, dare un posto del genere ... attorno alle scatole di cemento era tutto fango ... Poi mi sconvolsero i bambini. Era tantissimi, piccoli, ci correvano attorno, ogni tanto sfilandoci i guanti... tre di loro mi presero per mano e mi condussero all'interno di una delle scatole di cemento. Da uno dei letti sfilarono una scatola di cartone. L'aprirono. Avevano lo sguardo che luccicava, e sembrava che mi volessero mostrare chissà quale tesoro. Poi uno di loro mi disse"Guarda che belli, questi sono i vestiti per la scuola". Mi ha sconvolto e commosso questa cosa. Mi sembrava una frase emersa dal passato, una frase che avrebbero potuto dire i miei nonni contadini... un po' come nell'Albero degli zoccoli....

Un'altra immagine ho di quella cena ... tutti i Rom fumavano, e fumavano, ma non solo gli adulti, anche i bambini. Tra loro un piccolissimo bimbo, di forse tre anni, stringeva tra le labbra questa sigaretta che era più grande di lui, il suo sguardo dolce, ma velato di una tristezza inspiegabile per un bimbo di quell'età ... un sorriso da aduto, con quel gesto che mi sembrava una violenza alla sua condizione di bambino ...

Non sono mai riuscita a prendere una posizione su ciò che ho vissuto quella sera, sui Rom, sul loro modo di vivere ... però ero rimasta sconvolta da quel bambino con la sigaretta in bocca, che per anni è rimasto stampato nel mio cuore ... speravo che in qualche modo se la fosse cavata, speravo che avesso continuato ad andare a scuola, che avesso potuto vivere un po' della sua infanzia, senza quei gesti già da adulto ...

Non sono più tornata al campo. Poco tempo dopo è stato chiuso. Però ho rincontrato quel bambino. In un luogo inaspettato, caldo, ho rivisto il suo sorriso indimenticabile. Sta bene. Non fuma più.

... tutto questo mi è tornato in mente leggendo il bell'articolo che riporto qua sotto:

Dijana Pavlovic-L'Unità 06/07/2008

«Ho rubato un orologio / e l'ho messo sotto le costole / per far sì che il mio petto non sia vuoto / per far sì che dentro non ci passi il vento. / Lo puoi sentire proprio bene come batte sotto la camicia / se pensi che sia il cuore ti sbagli. / Io il cuore ce l'ho in gola da quando sono nata».

È una poesia di un poeta serbo, Miroslav Antic. Avere il cuore in gola è lo stato d'animo di tutti i bambini Rom che vivono in Italia e che non rubano. Ma ci sono altri bambini che stanno male in questo Paese. Due esempi.

Palermo: mi racconta un'amica che lavora in una Fondazione antimafia che per una recita in una scuola di Palermo hanno proposto un tema sulla mafia, ma è stato rifiutato, allora hanno fatto un sondaggio tra i ragazzi su che cosa volevano rappresentare. Risultato: tutti i ragazzi, nessun escluso, volevano mettere in scena una rapina in banca e uccidere i poliziotti.

Napoli: le maestre delle scuole di Ponticelli hanno proposto ai bambini un tema su quello che è accaduto nei campi Rom. Risultato: nei temi e nei disegni si inneggia al rogo dei campi a cui molti di loro addirittura hanno partecipato.

Di chi sono figli questi bambini? Non solo dei loro genitori naturali, ma anche di Maroni e della "cultura" delle sue camice verdi che percorrono questo Paese in ronde minacciose. E sono anche figli di chi, sull'ultimo numero di Panorama, criminalizza un intero popolo con la foto di un bambino rom e il titolo: «Nati per rubare». Ricorda il passato e riviste come «La difesa della razza».

La politica di Maroni, condannata dalla comunità internazionale, dalla chiesa e dall'associazionismo, ha bisogno dell'appoggio della comunicazione. E allora ecco che scoppia il caso dei bambini "nati per rubare", proprio nel momento giusto.

Tante volte negli ultimi anni mi sono sentita impotente quando ho incontrato situazioni di abuso nei confronti dei minori rom e le ho denunciate alla polizia e agli assistenti sociali. Ho combattuto per un anno perché un bambino venisse tolto ai genitori e messo in un ambiente protetto perché subiva violenze in famiglia. Mi è stato sempre risposto che i bambini rom non vengono presi nelle comunità perché tanto scappano sempre, per loro non c'è niente da fare.

E poi ci sono esempi eclatanti che sono sfuggiti a Panorama: per esempio a Rho dei bambini rom hanno telefonato al Telefono Azzurro perché i loro genitori li volevano costringere a elemosinare. Qualcuno si è occupato di questo caso e ha cercato di capire le ragioni di questo gesto? Nessuno, perché pubblicizzare un esempio di consapevolezza frutto di una situazione positiva di un campo regolare, nel quale i bambini vanno a scuola, contrasta con il pregiudizio razzista e con la necessità di sostenere una politica che crea un'emergenza inesistente per nascondere i problemi ben più seri e profondi di un paese in crisi.

Io vengo da un Paese devastato da guerre civili, bombardamenti, dittature e libertà negate - di infamie ne ho viste tante! Ma speculare in questo modo sui bambini è qualcosa di più di un'infamia, è un crimine morale.

Nessun bambino è nato per essere ladro, mafioso o assassino. Bisognerebbe proteggerli tutti, dai loro genitori e da questa politica barbara che non si fa scrupoli di usarli per interessi di bottega e fare in modo che nessuno di loro abbia il cuore in gola: né quelli di Palermo, né quelli di Napoli, né quelli Rom, né nessun altro.

dijana.pavlovic@fastwebnet.it


postato da: mollichedipane alle ore 11:38 | Link | commenti (1)
categoria:politicamente, andando
venerdì, 04 luglio 2008

Per la prima volta quest'anno, dopo che ce lo siamo ripromessi a lungo, siamo andati al premio Ilaria Alpi a Riccione nel giorno della premiazione finale.

Inutile dire che mi ha colpito tantissimo questa iniziativa ... immagini, contenuti, idee, il giornalismo quello vero che si confronta, si mette in discussione ...

tra le tante notizie viste ed ascoltate c'è n'è una, forse un po' meno drammatica ed eclatante, che però mi ha colpito e incuriosito.

ARGENTINA: UN PAESE SULL'ORLO DI UNA CRISI DI NERVI. Freud e l'interpretazione del sogno argentino.

 Questo è il titolo del documentario di Pietro Suber e Guido Torlai, che ha vinto il premo produzione. Il documentario parte da un dato interessante, Buenos aires è la città al mondo con la più alta concentrazione di psicotarapeuti.  



E l’approccio è completamente diverso rispetto a quello a cui siamo abituati noi in Europa:  andare dallo “strizzacervelli” nella capitale argentina è la cosa più normale del mondo, come andare dal dentista. La psicanalisi è una pratica socialmente accettata e priva di connotazioni negative su disagio, nevrosi, malattia. Non servono particolari traumi o patologie per decidere di iniziare una terapia. Dopo la crisi del 2001, quella che era già un’usanza diffusa ha subito una sensibile impennata non solo tra la classe media, la più colpita dalla crisi economica del 2001. La psicanalisi non è ad uso e consumo dei più benestanti. Il servizio pubblico nella capitale conta infatti ben 1.800 psicologi, che sono a disposizione gratuitamente delle fasce più povere della popolazione. E così anche i cartoneros si rivolgono per i problemi più disparati alle cure degli strizzacervelli
 
... per alcuni questa alta concentrazione di psicologi potrebbe essere un deterrente a visitare l'Argentina ... ma complice le note di tango che da un po' di tempo a questa parte amo ascoltare (e sognare di ballare), e l'idea che mi è sempre frullata in testa di visitare la pampa (nella mia idea era a cavallo ma ...), la patagonia e la terra del fuoco (e sono tutte in quella terra lì), e naturlamente buenos aires con le sue milonghe  ... insomma ho iniziato a pensare ad un nuovo viaggio e proprio l'Argentina  potrebbe essere la meta ... e poi essendo sposata ad uno psicoterapeuta mi incuriosisce visitare insieme a lui un paese in cui ogni 200 abitanti uno è psicologo ...

... quella argentina forse è una società sospesa tra l'onirico e la realtà ... e forse è per questo che gli argentini sono riusciti a sopravvivere alla paurosa crisi del 2001 ... perchè spesso dare spazio alla nostra parte onirica ci salva ...

postato da: mollichedipane alle ore 20:52 | Link | commenti
categoria:intimamente, andando
martedì, 13 maggio 2008

... sabato mi sono ritrovata in mezzo a quasi 200 ragazzi delle scuole medie di Cesena ... tema LA CITTADINANZA EUROPEA ... abbiamo parlato di diritti, di pluralità culturale, di pace ... e poi un bel gioco sull'Europa e su tante curiosità legate all'UE e agli stati europei ... e l'emozione nel vedere ragazzini di 12 - 13 anni coinvolgersi ascoltando questi temi e giocando è stata grandissima ... è stata pura energia vedere che si divertivano, e che erano incuriositi e coinvolti.

Quando li vedi così ti viene voglia di mettercela proprio tutta per offrirgli tante altre possibilità di mettersi in gioco, di capire e confrontarsi ...e magari anche di fargli sognare o progettare avventure, viaggi e possibilità che non avevano immaginato prima ... sentirsi parte di un mondo tutto da esplorare, da conoscere ...e aiutarli a non avere paura di ciò che è diverso ... stando UNITI NELLA DIVERSITA' .... 

P5090095

postato da: mollichedipane alle ore 16:43 | Link | commenti
categoria:europa, andando
venerdì, 07 dicembre 2007

e finalmente anche la mia città  ha un suo punto europa ...

due anni, quasi, di lavoro, gratuito (che altro tipo di lavoro può esistere per un giovane laureato-masterizzato ?!?) .... però ecco raggiunto un primo rusultato ... l'apertura di un ufficio che si occuperà di informare su programmi ed iniziative europee e di dare supporto alla europrogettazione nel mio comune... lo so che per molti l'europa è solo l'euro, ma io, forse da inguaribile idealista-europeista, credo nel nostro essere cittadini europei ... credo però che possiamo veramente esserlo solo dando un contenuto alla nostra cittadinanza europea ... ecco perchè il primo passo è conoscere e capire ...

mi guardo indietro, ci sono orme che mi riportano a quando, oramai più di sei anni fa, ho preso un areo per valencia, da volontaria europea ... non avevo nessuna idea di quello che mi aspettava, ma prendere quell'areo è stata la mia sliding doors ...

 

postato da: mollichedipane alle ore 10:52 | Link | commenti
categoria:andando
lunedì, 22 ottobre 2007

E' una fase nuova delle nostre vite ... in questi giorni si concludono percorsi e se ne aprono di nuovi, in una strana ed affascinante armonia, un po' come se gli orologi delle nostre vite si stessero lentamente sincronizzando ...

c'è la fatica del duro lavoro che ci ha portato fino a qui e l'ansia relativa al futuro che ci attende ... però in questi giorni guardando il mio compagno negli occhi vedo anche la soddisfazione per aver attraversato un traguardo a cui a lungo ha analato, un traguardo tutto guadagnato con passi brevi e costanti, da maratoneta, un traguardo che è un nuovo inizio (come tutti i tragurdi difficili che ci lasciano dentro qualcosa di vivo e grande ) .... è uno sguardo nuovo il suo, più maturo, più sicuro ... uno sguardo che rassicura anche me, perchè testimonia che a volte il duro lavoro, l'impegno e il crederci sono premiati, e quando questo accade il mondo è più bello ....

postato da: mollichedipane alle ore 12:24 | Link | commenti
categoria:intimamente, andando
lunedì, 08 ottobre 2007

vorrei riappropriarmi del mio tempo, tornare a vivere in una sola città, ritrovare lo spazio per i vecchi ed i nuovi amici, tempo per fare una telefonata che non sia rubata a qualcosa che "si deve fare", tempo per preparare una torta, tempo anche per oziare ... due settimane costrette a casa da un piede che aveva bisogno di fermarsi, e me l'ha a suo modo imposto, mi hanno fatto riflettere su quanto la mia vita negli ultimi tre anni sia stata solo correre dietro a qualcosa che sfuggiva, ed ancora sfugge .... non rimpiango nulla, ho percorso strade nuove, incontrato nuovi amici, e capito molto di me stessa ... ma ora vorrei solo rallentare un po' il ritmo, o per lo meno non correre troppo, o forse solo non dedicare tutto o troppo tempo al lavoro e alle attività ad esso correlate (correre dietro ad un treno, correre dietro ad un autobus etc.)

... forse avere tempo è il lusso del nostro tempo ... e se proprio non posso avere tempo nel modo tradizionale  vorrei che le mie giornate raddoppiassero, diventando di 48 ore ... mi basterebbero anche giornate di 36 ore, 12 ore in più per fare una telefonata ad un amica, fare una torta, andare a fare una nuotata in piscina o anche solo oziare o meglio sognare...

postato da: mollichedipane alle ore 23:26 | Link | commenti
categoria:intimamente, andando
lunedì, 24 settembre 2007

dopo aver scoperto quanto il mio lavoro costa lordo all'ora, ed aver incautamente avuto sotto gli occhi il costo orario lordo dei miei colleghi con contratti "normali" ( a tempo det. e indet. a fonte della mia borsa di studio "nuda e cruda", ovvero senza contributi e diritti) ho passato la scorsa settimana a rodermi di rabbia e ad immaginare mie azioni di protesta, dalla lettera ai sindacati che hanno, non credo solo a mio parere, perso totalmente di vista il loro mestiere, alla più "classica" lettera ai giornali, per finire con il lettorone alle cariche dello stato ... avrei voluto scrivere l'ennesimo post sul precariato e su come questo sia per molti un paese di m...., avrei .... MA ....ma poi ho pensato che già la rabbia è dentro di me, e non c'è bisogno che la sparga a piene mani per il mondo tramite il mio blog... e poi questo spazio è nato come un luogo in cui parlare delle cose belle e semplici della vita ... delle cose che ci piacciono ( a me e al mio compagno, anche se spesso la narratrice sono io) ...

ieri pomeriggio dopo molti mesi siamo tornati a romena ... quel posto è un po' il nostro "luogo dell'anima", il luogo dove ci si ritrova, o ci si perde ... ero partita carica di ansie sul mio futuro (vd. inizio del post) e appena entrata nel giardino di romena già stavo meglio ... un po' come se quei prati, il mandorlo che gigi ama tanto, il pozzo, riuscissero ad assorbire la rabbia ed il dolore che ognuno di noi si porta dentro ...

due le cose che ci siamo portati a casa.

La prima: un libro che si intitola "Semplicemente vivere" di Antonietta Potente, con in copertina un bel campo di grano ... l'ho comprato subito, anche pensando al blog mollikedipane ... incredibile come la semplicità della vita è naturalmente associata al pane, il cibo più semplice eppure quello indispensabile ...

La seconda: una cosa che ha detto gigi ... che Dio ama le persone creative, quelle che usano la testa, l'intelligenza, quelle che di fronte ad un muro trovano il modo di scavarcarlo, e sanno anche piegarsi ed umiliarsi per passare attraverso un pertugio e superare un ostacolo ...  e avevo un gran biasogno di sentirmelo dire ...

torno da romena più carica, anche se con una caviglia slogata (ma questa è un'altra storia :-), pronta a credere ancora nel mio progetto ... ad investirci nuove energie, e a mandare giù i vari "rospi" che incontrerò nel mio cammino ....

postato da: mollichedipane alle ore 11:00 | Link | commenti
categoria:andando
domenica, 16 settembre 2007
Conosco le isole Vanuatu perché c’è andata a vivere una vecchia amica. Anche per questo mi ha colpito un articolo di giornale secondo cui è proprio lì, in quel minuscolo arcipelago perso nel Pacifico, che vivono le persone più felici del mondo.
Eppure è gente povera, quella di Vanuatu. Il reddito medio non arriva a 3mila euro l’anno, in molti villaggi non ci sono luce elettrica nè telefono. Perché allora stanno così bene?
“Non abbiamo molto – spiega il direttore dell’unico giornale locale – ma quello che abbiamo lo condividiamo”.

L’essenziale abita il mondo. Trovo la mia Vanuatu nelle mani estrose di un artigiano. Si chiama Piero Santoni, faceva il falegname, ora che è in pensione dedica il tempo a costruire giocattoli.
Ne riscopre di vecchi, ne crea di nuovi. Prende pezzi di legno e materiali riciclati e li tiene insieme con lo spago della fantasia e la colla della passione.
La lingua dell’essenzialità parla con le sue mani che accarezzano il legno, che ridanno vita a una bottiglia di plastica, a un pezzo di stoffa.
Il primo passo verso l’essenziale, mi insegna, consiste nel riappropriarsi di un rapporto vero, non mercantile, con ciò che abbiamo intorno: si diventa essenziali non quando si rinuncia a qualcosa, ma quando si impara a guardare ciò che abbiamo con uno sguardo diverso, dandogli valore, dignità, attenzione.
Piero ha anche scelto un genere di giochi: quelli di relazione. “I giochi – sostiene – non devono isolare i bambini, ma insegnargli a comunicare tra sé e con gli adulti”. È ancora una metafora di ciò che serve per diventare essenziali: se si guardano le cose in profondità si scopre che non sono fatte per servire solamente a noi, ma per essere messe in circolo, offerte, condivise. Più ti avvicini al cuore di un oggetto, più entri nel flusso della vita: senti di esser parte di un tutto, e quel tutto lo senti parte di te.
Non fare spazio, ma dare spazio. Non isolarsi, ma aprirsi. Sono questi i movimenti dell’essenzialità. Facili da raccontare. Ma inutili se solo raccontati.
Ha scritto Gibran: “Prima o poi voglio semplicemente vivere quello che dico”: si comprende davvero ciò che è essenziale solo quando si comincia a affondare le mani nelle viscere della vita. Io, per esempio, faccio fatica a tradurre il richiamo verso uno stile di vita più semplice perché vivo ancora una contraddizione fra le mie amate radici contadine e la scarsa capacità che ho di misurarmi con la concretezza della terra. Eppure non c’è alternativa: per incontrare l’essenzialità non basta respirare la campagna, bisogna entrarci in contatto.
Ascolto ancora Piero che col suo percorso rivolto all’infanzia in realtà parla a tutti noi: “Da un po’ di tempo insegno ai bambini a costruirsi i giochi. Oggi i bambini non sanno né quali né quanti giochi hanno. Ma quando tornano a casa con il giocattolo che hanno saputo realizzare da soli non lo abbandonano più: hanno imparato ad amarlo”.
Il cammino verso l’essenzialità non può che partire da qui: da un diverso grado di amore. È quando un pezzo di legno passa per le nostre mani, quando un muro è fatto della calce che abbiamo preparato, è quando il destino di un fiore è affidato alle nostra cure che comincia il viaggio verso la nostra “Vanuatu”.
Servono spazi, servono mani. Serve la terra. E una meta: “Non aver molto, e saperlo condividere”.
Pochi ingredienti. Il succo della vita.
postato da: mollichedipane alle ore 20:28 | Link | commenti
categoria:andando
lunedì, 13 agosto 2007

ieri siamo tornati da una settimana in mezzo ai boschi, la tenda, quaranta ragazzini attorno ... erano anni che non andavamo ad un campo scout, sette anni per me e cinque per franz ...

che esperienza e che emozione ...

la prima notte l'abbiamo passati soli, i ragazzi in uscita, gli altri adulti con loro ... io con la febbre, i brividi che mi percorrevano tutta ... franz ha acceso un fuoco, e ha messo a cuocere due salsicce ... sopra di noi un cielo che stava lasciando spazio alle stelle ... piano piano il mio corpo ha iniziato ad assorbire calore, forse il fuoco o forse il vino che iniziava a circolare ... e così aspirando tutto il profumo della carne che si rosolava e della legna bruciata, in silenzio abbiamo aspettato che arrivasse la notte ....

noi due soli in mezzo al boscho ... le prime persone vicine a km da lì, un bosco sconosciuto, eppure ero parte di qualcosa di conosciuto, istintivo ...

arrivate le prime stelle siamo andati a dormire ... gli occhi chiusi ed il rumore degli alberi ... la sensazione che nulla di male sarebbe potuto succedere, che tutto era giusto, era a posto .... una sensazione che a casa ho raramente ... la mente totalmente sgombra ...

 

postato da: mollichedipane alle ore 15:50 | Link | commenti (1)
categoria:andando
mercoledì, 01 agosto 2007

E' stato mentre percorrevamo una strada in Normandia che ci è venuto in mente di creare un nostro blog ...
io e Franz abbiamo in comune alcune passioni: i viaggi e le "curiosate" (e in questa categoria rientrano dai viaggi all'estero alle esplorazioni della nostra bella terra di Romagna), la cucina (anche se lo chef della coppia è lui) ... in generale ci piace molto andare, muoverci, e gustarci (in tutti i sensi) quello che incontriamo sulla via ...
... siamo due golosi, in un certo senso della vita ...
è stato nel maggio scorso, mangiando il burro di Normandia che ci è venuta la voglia di visitare quella terra ... la particolarità del burro di Normandia è che è un burro salato naturalmente ... ovvero le mucche di Normandia pascolano in prati che di tanto in tanto sono accarezzati dall'acqua del mare (complici le maree) e quindi il latte che poi producono è salato ...

nel giardino
è strano come piccoli particolari possano accedere la voglia di visitare un luogo ....
.. e così il sapore naturalmente salato del burro di Normandia ci ha condotti per spiagge battute dal vento, nel silenzio sospeso dei prati verdi dei cimiteri di guerra, e poi dentro alle chiese gotiche, con quelle pietre ricamate che aspirano al cielo ....
... per poi scoprire che il burro di Normandia in realtà è burro di Bretagna .... ma questa è un'altra storia ...

postato da: mollichedipane alle ore 15:58 | Link | commenti (1)
categoria:andando